Un “Paese parzialmente libero”, così l'organizzazione no-profit Freedom House ha qualificato l'Italia, una nazione in cui “la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media”. Sono le motivazioni per cui anche l'organizzazione internazionale Reporters Sans Frontières ha posto l'Italia al 49esimo posto nella classifica dei Paesi per libertà d'espressione.

In Italia i giornalisti combattono ogni giorno per difendere la propria libertà d'espressione. C'è chi deve ricorrere alla scorta per proteggersi dalle organizzazioni malavitose e spesso non è così famoso da essere conosciuto dall'opinione pubblica. La maggior parte dei giornalisti dipendono da editori schierati politicamente e non possono esprimere il proprio punto di vista. E poi c'è la massa dei giovani, che vedono nel giornalismo il famoso 'quarto potere', ma che trovano le loro speranze deluse da un mondo dove per avere un lavoro bisogna scendere a compromessi.
Nelle democrazie occidentali al concetto di libertà d'informazione e d'espressione si sta sostituendo un pallido surrogato, dove si pensa che basta avere tante testate e non imprigionare i giornalisti perché tutto vada bene. Si tratta di un controllo più sottile, dove non si tratta di non poter parlare, ma di non essere ascoltati. I giovani giornalisti europei, invece, desiderano che i loro messaggi colpiscano il grande pubblico, per poter cambiare questa situazione.





